24 maggio 2007
21 maggio 2007
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PRIMA PAGARE POI RICORDARE Libro bellissimo. Quando uscì (nel '96), i critici blasonati, oltre ad ammirare la lucidità della narrazione, si chiesero (e gli chiesero) dove avesse preso quello stile di linguaggio - libero e tanto tagliente. Con questa ri-edizione, riveduta e corretta a quasi dieci anni di distanza, resta il mistero su quanto Scozzari fosse avanti, o totalmente alieno, ai tempi in cui scriveva - perchè nessuno dopo di lui ha tentato qualcosa del genere. Notare che qui c'è anche un (nuovo) capitolo sulle mille vicissitudini capitate a questo libro dalla prima uscita - ma la lingua è ora meno "parlata" e più autoriflessiva, come se Scozzari fosse passato per una volta dalla parte dei sui critici - è infatti una sorta di "prefazione alla nuova edizione", nella migliore tradizione degli illustri colleghi del passato. Da non perdere. Alberto, da www.ibs.it |
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Parole chiave: Alberto Rapisarda, Coniglio Editore, Prima Pagare Poi Ricordare
02 maggio 2007
Alberto intervista Filippo
Disponibile in edicola e nelle librerie specializzate il numero 149 di FdC, con copertina inedita di Josè Muñoz raffigutrante io celeberrimo Alack Sinner. All'interno: l'imprescindibile dossier Angouleme, un doveroso ricordo di Osvaldo Cavandoli e di Joseph Barbera, la seconda e ultima parte dell'intervista di Alberto Rapisarda a Filippo Scozzari, il convegno bolognese su Magnus, un originale volume dedicato alle sorelle Giussani.
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Parole chiave: Alberto Rapisarda, ConCept, In libreria, Interviste
19 aprile 2007
Manuale dell'Arte Bimba for Dummies
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Parole chiave: Alberto Rapisarda, Manuale dell'Arte Bimba
14 aprile 2007
Rapisarda intervista Scòzzari
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Parole chiave: Alberto Rapisarda, ConCept, In libreria, Interviste
26 marzo 2007
Intervista seconda parte (di molte)
ConCept – In genere, chi ha voce in capitolo sulla normalizzazione di un pezzo scritto o disegnato é il direttore responsabile, o un caporedattore, a volte l’art director. Tu sei stato fondatore, comproprietario, uomo di redazione di più riviste - alcune come sappiamo fondamentali nella storia dell’Italia moderna. Quanto sei / siete stati “editori bianchetto”?
SCÒZZARI – Mai. Domanda del cazzo. Normalizzazioni? Noi? Hai studiato poco e male. Il bianchetto l’ho usato nei confronti degli autori, semmai: o mi piacevano, o non mi piacevano. Se decidevamo di pubblicarli, diventavano “intoccabili”. Che domanda… L’unico in venticinque anni al quale abbia rivisto seriamente le bucce era un certo Pino Cimò, un giornalista capace, tra l’altro, che svolse molte importanti inchieste per Frigo. Il suo problema era che scriveva da cani… Disperato, mi chiedevo sempre se avesse veramente frequentato la shcquola del’obligo. Gli riscrissi tutti i pezzi, ma le risultanze, le curiosità, le impostazioni, gli assunti, quelli non li toccavo proprio, anche quando, rarissimamente, non ero d’accordo con alcune sue tirate. Proprio non mi conosci, amico.
ConCept – Due parole sui new media, o meglio sulla censura in internet, alla faccia della cyberdemocrazia. Ora sei titolare di un sito, perciò editore, caporedattore e art director di te stesso (per quanto a volte ti affidi a collaboratori esterni per la realizzazione delle pagine). Tuttavia ci sono altre figure che entrano nel processo d’integrità dei contenuti: il webmaster, o in generale il provider. Alcuni fatti censori, oggi sempre più rari, sono capitati anche a te, ma sapresti dire quanto ti piace o infastidisce la figura dell’amministratore del sistema informatico (il famigerato root di unix) e se credi che tutto quel potere porti davvero al cosiddetto “delirio di root”?
SCÒZZARI –Non so che cosa intendi, sporco monk, ma so come si sta quando capisci che il tuo sito é sempre e comunque sub judice: se al web guru tira il culo, se ne partono intere porzioni di sito, o avvengono strani aggiustaggi di frasi. Danni collaterali da controllo amico, altro che root di unix… e finché non si ha la forza culturale di affrancarsi da questo famoso “Digital Divide”, si sta sotto cappella. Chi studia si emancipa, chi non studia vien corretto e “aggiustato” dai maneggioni. Poi magari, in un’altra vita, mi spiegherai che cos’é il “delirio di root”…
ConCept – Per tornare alla cara vecchia carta, prima di chiudere l’argomento censure/ revisioni non sollecitate, perché secondo te all’epoca di Tempi Supplementari girava la voce, tra gli autori di fumetti che pubblicavate, che Sparagna avrebbe alleggerito i testi dei baloon troppo corposi? Forse era solo una preghiera che Vincenzo rivolgeva ai giovani autori. Loro si indispettivano, mettendo in giro voci tendenziose … Oppure cosa?
SCÒZZARI – Oppure una minchia. Anche qui: per cambiare qualcosa, devi prima avere le competenze tecniche che te lo consentano. Al di là del fatto che Sparagna odia profondamente queste manipolazioni, tutte, é il direttore più modernamente antidiluviano che io conosca. Non conosce la formazione dei Rolling Stones, come vuoi che potesse metter mano a pellicole, impianti e fiele di bue? Avrebbe dovuto chiederlo a me, semmai, per cui figurati…. Tra l’altro: che cosa ne avrebbe guadagnato? Quale movente avrebbe dovuto indurlo a simili azionacce? Ci sono troppe serve tra i tuoi informatori, Bazza…
ConCept – Che cosa ti chiede la gente quando ti contatta? Che tipo di richieste ti fa lo sconosciuto medio?
“Dottore , mi salvi, mi faccia diventar Famoso. Lei che può tutto, abbatta questi stupidi muri di gomma che mi circondano, mi dia modo di spiegare al Mondo degli Ignoranti qual é il mio vero valore, che peraltro rifulge dalle mie tavole bellissime, non é d’accordo anche Lei, Dottore?”…. Cose così, più o meno. Sono in fondo le cose che abbiamo pensato tutti di fronte ad un editore. No hay verguenza, siamo carne bisognosa.
ConCept – Facciamo qualche esempio. Dimmi del gran rifiuto ad Hustler Comics. Su “Prima Pagare, Poi Ricordare” hai fatto nomi e cognomi, dunque falli anche qui … perché non si é concretizzata la collaborazione che in questo caso erano loro a sollecitare?
SCÒZZARI – Non ricordo più nulla di quel turpe episodio, e ciò ne sottolinea l’inutilità. Ricordo solo che mi chiesero di fornire tavole ed esempi, per giudicare se ero alla loro altezza. Americani. Li mandai a far delle pugnette con letizia. With lettuce.
ConCept – Altre richieste ti vengono spesso fatte da Assessorati alla Cultura di qualche Comune più o meno piccolo. Si tratta spesso di mostre personali, più spesso ancora di collettive - dunque di richieste gratuite di tavole in prestito. Sbaglio?
SCÒZZARI – Sì, sbagli. Nessun assessore cerca autori di fumetti, quasi mai. Ma forse esagero: qualche illuminato c’é, e quasi sempre nel Meridione…
Rifiuto per partito preso le collettive. Che cosa c’entrano gli altri con me? O io con gli altri? Odio le mostre a tema, con venti sceltissimi imbecilli che fanno i loro compitini su Pinocchio, o la Tortura nel Mondo, o Il Ricordo di san Pazienza da San Menaio…
ConCept – Molti chiedono invece tavole in dono?
Sempre meno. La loro sopravvivenza é chiedere, la mia rifiutare. Lentamente, stanno imparando.
ConCept – Altro risvolto delle richieste che ricevi copiose é quello degli interventi dotti in dibattiti, cineforum, convegni. Sempre il ’77?
SCÒZZARI – Sempre e solo.
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Parole chiave: Alberto Rapisarda, ConCept, Interviste
06 giugno 2006
Intervista prima parte (di molte)
SCÒZZARI – Si, più o meno. Ci sono contorte somiglianze, in effetti. Quella fisica italiana gemmò, produsse frutti, annientò i giappi, portò a Three Mile Island e a Cernobyl e alla TAC, agli anelli chilometrici divora svanziche, ai bosoni W+ e W- del truffolo Rubbia, alle caverne magnasoldi di quel poveretto di Zizizizichinino. Per dirne poche. La ricerca italiana sul nuovo fumetto di per se’ non condusse a disastri simili, che invece si produssero proprio per non aver tenuto da conto le sue lezioni. Dal momentum frigideriano, un impulso tachionico duranto peraltro 25 anni, una generazione, ma foriero di scoperte e progressi veri solo per pochi singoli o sparute tribù di adoratori/epigoni, da quella scintilla si è arrivati a Magico Vento, alle Witches, and so on and so on… Una Cernobyl dell’idiozia e dell’industria fumettica, che impesterà per diecimila secoli le testine dei compratori. Ehm. Con molte meno pippe e meno parole, i nostri nonni dicevano che la moneta cattiva scaccia la buona. Alcuni deprivati, tipo Jori, quando collaborano alle tesi di laureandi ancor più scemi di loro, tendono a dar la colpa alla moneta buona. Ti rendi conto? E’ colpa mia se adesso in edicola c’è…. be’, vabbe’.
Per venire al Brasile, la Conrad ed io ci siamo incontrati solo perché a capo delle iniziative sui fumetti di quell’editore si trova Rogério Campos, un frigideriano illuminato della prima ora, che mi ha voluto premiare per il bene che gli ho fatto quand’era piccolino. Devo dire che ha compiuto proprio un gran lavoro: l’edizione brasiliana, per accuratezza di stampa ed apparati critici, è quasi superiore a quella frigideriana, soprattutto se si pensa che son partiti proprio dalle pagine dell’albo, e non dai miei originali, marciti al di là di ogni possibile tentativo di recupero. Ormai col computer si fa di tutto. Vivo per il momento in cui il pc sparerà anche pompini…
BAZZANI – Hai spesso attaccato i francesi per la poca correttezza nei pagamenti. In realtà, in virtù di vari accordi tra Monsù le Directeur Sparagnà ed alcune riviste europee, opere tue hanno circolato qua e là senza veri contratti d’edizione. Sai per caso quanti tuoi fumetti siano stati pubblicati in Spagna?
SCÒZZARI – No. Ma secondo me, zero. A J. M. Berenguer, il boss di El Vìbora, con tutta l’incredibile merda che ha pubblicato per anni, non sono mai piaciuto. Per quel che riguarda la Francia, riuscii a beccar soldi solo l’unica volta che Luca Staletti, un grande agente, si interessò alle mie cose. Per il resto, brrr…
BAZZANI – Torniamo a casa. Qualche anno fa hai affermato, più o meno: “Oggi bisogna passare alla destra per fare soldi. Essere artisti di destra è bello e conveniente”. Provocazione? Hai in mente qualcuno? Oggi come la pensi?
SCÒZZARI – Non dissi così. Sostenni che la sinistra, ebbra di potenza e prepotenza, occupata in ogni suo più riposto anfratto da satrapi e bidelli, non cagava più nessuno che non facesse parte di nomenklature accreditate. Cani fungibili, li chiamo.Vedi Bobo, e stronzate congeneri. Mi limitavo ad osservare, e si era in tempo di elezioni, un tempo che si protrasse molto a lungo, tra reprise e ribaltoni, che per farsi almeno ascoltare da qualcuno forse era il caso di rivolgersi all’altra tribù di dementi, digiuni di tutto e apparentemente ansiosi di dar retta a chiunque potesse fornire anche solo il fantasma di un grimaldello qualsiasi. Era un momento molto adatto per la ricerca di editori, e podi, e trampolini, e orecchie, vitali per chi vive di pubblicazioni. Solzhenitsyn sapeva bene che razza di roba fosse Stalin, ma voleva anche essere pubblicato. È così che ci fottono, ma è anche così che li fottiamo. E se se ne accorgono, anzi, quando se ne accorgono, ci controfottono. E lì si chiude.
Ad ogni modo, il mio era soprattutto un approccio teorico, una sorta di provocazione: non dimenticavo affatto che una tribù è una tribù, e tutte hanno gli stessi riti, cioè l’identica puzza, da cui non si redimeranno MAI.
BAZZANI – Pensi che la libertà d’essere artisti sia limitata? Esiste una censura aprioristica da parte dell’editore? O per meglio dire, quanti spazi in Italia sono “ristretti” politicamente?
SCÒZZARI – Limitiamoci a parlar di fumetti. In quanto trattati alla stregua di spazzatura per minus habens, e il 95% lo è, sono lasciati liberi. Se per caso debordano in altri ambiti, ricadono nelle stesse pastoie della stampa. Frigidaire insegni.
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Parole chiave: Alberto Rapisarda, ConCept, Interviste

