24 maggio 2007

21 maggio 2007

consigliato da...






PRIMA PAGARE POI RICORDARE

di Filippo Scozzari

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Libro bellissimo. Quando uscì (nel '96), i critici blasonati, oltre ad ammirare la lucidità della narrazione, si chiesero (e gli chiesero) dove avesse preso quello stile di linguaggio - libero e tanto tagliente. Con questa ri-edizione, riveduta e corretta a quasi dieci anni di distanza, resta il mistero su quanto Scozzari fosse avanti, o totalmente alieno, ai tempi in cui scriveva - perchè nessuno dopo di lui ha tentato qualcosa del genere. Notare che qui c'è anche un (nuovo) capitolo sulle mille vicissitudini capitate a questo libro dalla prima uscita - ma la lingua è ora meno "parlata" e più autoriflessiva, come se Scozzari fosse passato per una volta dalla parte dei sui critici - è infatti una sorta di "prefazione alla nuova edizione", nella migliore tradizione degli illustri colleghi del passato. Da non perdere. Alberto, da
www.ibs.it

17 maggio 2007

traumfabrik blowup

La lingua tedesca ammette che continuamente possano essere creati neologismi fondendo fra di loro le parole, in modo da esprimere nuove idee e nuove definizioni. Traumfabrik nasce dalle parole tedesche Traum, sogno e Fabrik, fabbrica. Fabbrica dei sogni. Il nome Traumfabrik fu coniato da Filippo Scozzari quando, insieme a Giampietro Huber e a Dadi Mariotti, prese possesso di un appartamento in uno stabile occupato dal Movimento in via Clavature 20, nel centro di Bologna. Era la primavera del 1976.
Nessuno di noi aveva mai visto Scozzari prima di quella sera, ed iniziammo quindi a frequentare quella casa in qualità di amici di Huber, colmi di curiosità per quello strano personaggio. Vedere come viveva e lavorava un autore di fumetti – un vero autore di fumetti – era qualcosa di eccitante per noi, nati e cresciuti in una piccola città come Bologna. Ecco la prima delle caratteristiche che ci accumunavano: non eravamo studenti fuori sede, tutti noi eravamo bolognesi. Fin dall’inizio in quella casa si combatté una lotta sotterranea, una sorta di braccio di ferro fra noi e Filippo. La posta in palio era la Traumfabrik, che lui vedeva prevalentemente come uno spazio privato, casa sua, e noi come uno spazio “di movimento”, che nel gergo di quei tempi significava un luogo che poteva essere utilizzato senza alcuna preoccupazione. Se a qualcuno di noi fosse saltato in testa, per esempio, di abbattere a picconate una parete (cosa che è stata anche tentata), nessuno – a parte Scozzari - avrebbe avuto nulla da dire. Questa battaglia Filippo la perse, fin da subito, e la Traumfabrik divenne una "Open House", nella più pura tradizione delle Factories di Andy Warhol...

05 maggio 2007

Rassegna stampa: Scòzzari e l’arte bimba del fare fumetti


In attesa del festival Bilbolbul, prolungata al 18 marzo la mostra di Filippo Scòzzari, tra i fondatori di Frigidaire, a Bologna, al centro Capo di Lucca 12.

«Il prezzo della libertà è costoso» dice Filippo Scòzzari, «se hai i soldi puoi fare e dire quello ti pare. Do it yourself. Era anche il motto dei punk che, forse non a caso, è esploso nel 1977. Ma è applicabile quando hai i mezzi per farlo. E noi di Frigidaire l’abbiamo fatto, e anche se oggi la leggenda ha preso il sopravvento sul racconto storico, non posso certo dimenticarmi quanto ci è costata la nostra libertà. Sudori, pippaculi, ricerca spasmodica di soldi per andare avanti con la rivista e i libri, anche minacce da parte di chi non gradiva la nostra presenza.»

La sala di Capo di Lucca 12, nell’omonima via di Bologna che ospita «Il reale e la sua boria», mostra dedicata a Filippo Scòzzari, uno dei maggiori autori di fumetto italiani, collaboratore de Il Male, Cannibale, Linus, Re Nudo, il Mago, nonché fondatore di Frigidaire, è piena di un pubblico di età eterogenea. Ci sono scrittori come Valerio Evangelisti, operatori culturali come Franco «Bifo» Berardi, giornalisti come Pierfrancesco Pacoda. Ci sono i genitori che trent’anni fa salivano sulle barricate e i figli, o anche qualche nipote, che sta recuperando ora la memoria di quelle giornate grazie a una pubblicistica e una trattazione cinematografica che, tra alti e bassi, sta cominciando a fare i conti con quegli anni cruciali. Primo di tutti, ca va sans dire, è stato Scòzzari con il suo memoir Prima pagare, poi ricordare, straordinaria rievocazione dell’avventura di quegli anni attarverso le vicende di un gruppo di ragazzi terribili (Scòzzari, Pazienza, Tamburini, Liberatore, Mattioli, Sparagna) e dei loro fumetti e delle riviste a cui collaborarono e fondarono e che hanno sono diventate parte dell’immaginario dei lettori.

«Non capto molta voglia oggi di riprendere quella bandiera», commenta un disilluso Scòzzari, che vede semmai una bagliore in alcuni graffitisti, come Blue, nuovi talenti da coltivare, ma i motivi sono anche altri. «Uno dei problemi, ieri come oggi, è la qualità. E anche di questa ce ne è poca in giro, e quella che c'è non viene coltivata. Blue è un artista, ma gli altri graffitisti no, e riescono perfino a rendere più brutte le carrozze ferroviarie, che è tutto dire. Purtroppo vengono o tutto osannati o tutti condannati. Possibile? Altro problema è che il Potere stanga chi tenta di scipparlo del mercato dell’informazione. E non con la censura. Ti nega i fondi, semplicemente. Oppure te li dà se tratti certi argomenti e non altri. Libero di scegliere. Le conseguenze sono le tue. Con Frigidaire ci abbiamo provato per vent’anni a stangare il Potere, ma poi tra lutti personali e stangate esterne, come i mancati fondi per l’editoria che continuamente ci negavano, la vita era dura, molto. Rispetto alla mia suora Dentona che concludeva le sue storie con “Alla prossima battaglia lo rifaccio”, oggi dico “Alla prossima battaglia, vediamo!”»

Ma questa nuova consapevolezza non è certo preludio a una fuga. Scòzzari continua a disegnare e scrivere, al punto da completare un «Manuale dell’Arte Bimba» che somma tre libri in uno: romanzo di formazione, manuale su come fare fumetti, saggio sulla storia di questo bistrattato medium. Il problema è che è mutato il panorama editoriale intorno a lui che ha sistematicamente espulso quegli autori abituati a creare riviste su cui affrontare numero dopo numero non solo i propri personaggi ma anche le sfide proposte dalla realtà quotidiana. «Frigidaire in questo è stato esemplare» continua Scòzzari, «ogni mese c’era da lottare tra le nostre fantasie d’autori e quelle provenienti dal resto del mondo. Il risultato è stata la lettura delle realtà attraverso più linguaggi: fumetto, reportage, letteratura, cinema, musica. Non c’era molto all’epoca prima di noi. Non ho le prove, ma sono sicuro che è stato dopo il nostro incontro – per cercare finanziamenti - con il principe Caracciolo, che rimase stupito dal nostro interesse per la poltiica estera spesso bistrattata nei giornali, che aumentarono le pagine dell’estero su Espresso e Repubblica.»

«Frigidaire», ha concluso la serata lo scrittore Valerio Evangelisti, «ha raccontato con precisione e rigore la società che stava mutando sotto i nostri occhi. e così le storie di Scòzzari. Vi pare poco?»

02 maggio 2007

Alberto intervista Filippo

Disponibile in edicola e nelle librerie specializzate il numero 149 di FdC, con copertina inedita di Josè Muñoz raffigutrante io celeberrimo Alack Sinner. All'interno: l'imprescindibile dossier Angouleme, un doveroso ricordo di Osvaldo Cavandoli e di Joseph Barbera, la seconda e ultima parte dell'intervista di Alberto Rapisarda a Filippo Scozzari, il convegno bolognese su Magnus, un originale volume dedicato alle sorelle Giussani.