24 maggio 2007

21 maggio 2007

consigliato da...






PRIMA PAGARE POI RICORDARE

di Filippo Scozzari

click here
Libro bellissimo. Quando uscì (nel '96), i critici blasonati, oltre ad ammirare la lucidità della narrazione, si chiesero (e gli chiesero) dove avesse preso quello stile di linguaggio - libero e tanto tagliente. Con questa ri-edizione, riveduta e corretta a quasi dieci anni di distanza, resta il mistero su quanto Scozzari fosse avanti, o totalmente alieno, ai tempi in cui scriveva - perchè nessuno dopo di lui ha tentato qualcosa del genere. Notare che qui c'è anche un (nuovo) capitolo sulle mille vicissitudini capitate a questo libro dalla prima uscita - ma la lingua è ora meno "parlata" e più autoriflessiva, come se Scozzari fosse passato per una volta dalla parte dei sui critici - è infatti una sorta di "prefazione alla nuova edizione", nella migliore tradizione degli illustri colleghi del passato. Da non perdere. Alberto, da
www.ibs.it

17 maggio 2007

traumfabrik blowup

La lingua tedesca ammette che continuamente possano essere creati neologismi fondendo fra di loro le parole, in modo da esprimere nuove idee e nuove definizioni. Traumfabrik nasce dalle parole tedesche Traum, sogno e Fabrik, fabbrica. Fabbrica dei sogni. Il nome Traumfabrik fu coniato da Filippo Scozzari quando, insieme a Giampietro Huber e a Dadi Mariotti, prese possesso di un appartamento in uno stabile occupato dal Movimento in via Clavature 20, nel centro di Bologna. Era la primavera del 1976.
Nessuno di noi aveva mai visto Scozzari prima di quella sera, ed iniziammo quindi a frequentare quella casa in qualità di amici di Huber, colmi di curiosità per quello strano personaggio. Vedere come viveva e lavorava un autore di fumetti – un vero autore di fumetti – era qualcosa di eccitante per noi, nati e cresciuti in una piccola città come Bologna. Ecco la prima delle caratteristiche che ci accumunavano: non eravamo studenti fuori sede, tutti noi eravamo bolognesi. Fin dall’inizio in quella casa si combatté una lotta sotterranea, una sorta di braccio di ferro fra noi e Filippo. La posta in palio era la Traumfabrik, che lui vedeva prevalentemente come uno spazio privato, casa sua, e noi come uno spazio “di movimento”, che nel gergo di quei tempi significava un luogo che poteva essere utilizzato senza alcuna preoccupazione. Se a qualcuno di noi fosse saltato in testa, per esempio, di abbattere a picconate una parete (cosa che è stata anche tentata), nessuno – a parte Scozzari - avrebbe avuto nulla da dire. Questa battaglia Filippo la perse, fin da subito, e la Traumfabrik divenne una "Open House", nella più pura tradizione delle Factories di Andy Warhol...

05 maggio 2007

Rassegna stampa: Scòzzari e l’arte bimba del fare fumetti


In attesa del festival Bilbolbul, prolungata al 18 marzo la mostra di Filippo Scòzzari, tra i fondatori di Frigidaire, a Bologna, al centro Capo di Lucca 12.

«Il prezzo della libertà è costoso» dice Filippo Scòzzari, «se hai i soldi puoi fare e dire quello ti pare. Do it yourself. Era anche il motto dei punk che, forse non a caso, è esploso nel 1977. Ma è applicabile quando hai i mezzi per farlo. E noi di Frigidaire l’abbiamo fatto, e anche se oggi la leggenda ha preso il sopravvento sul racconto storico, non posso certo dimenticarmi quanto ci è costata la nostra libertà. Sudori, pippaculi, ricerca spasmodica di soldi per andare avanti con la rivista e i libri, anche minacce da parte di chi non gradiva la nostra presenza.»

La sala di Capo di Lucca 12, nell’omonima via di Bologna che ospita «Il reale e la sua boria», mostra dedicata a Filippo Scòzzari, uno dei maggiori autori di fumetto italiani, collaboratore de Il Male, Cannibale, Linus, Re Nudo, il Mago, nonché fondatore di Frigidaire, è piena di un pubblico di età eterogenea. Ci sono scrittori come Valerio Evangelisti, operatori culturali come Franco «Bifo» Berardi, giornalisti come Pierfrancesco Pacoda. Ci sono i genitori che trent’anni fa salivano sulle barricate e i figli, o anche qualche nipote, che sta recuperando ora la memoria di quelle giornate grazie a una pubblicistica e una trattazione cinematografica che, tra alti e bassi, sta cominciando a fare i conti con quegli anni cruciali. Primo di tutti, ca va sans dire, è stato Scòzzari con il suo memoir Prima pagare, poi ricordare, straordinaria rievocazione dell’avventura di quegli anni attarverso le vicende di un gruppo di ragazzi terribili (Scòzzari, Pazienza, Tamburini, Liberatore, Mattioli, Sparagna) e dei loro fumetti e delle riviste a cui collaborarono e fondarono e che hanno sono diventate parte dell’immaginario dei lettori.

«Non capto molta voglia oggi di riprendere quella bandiera», commenta un disilluso Scòzzari, che vede semmai una bagliore in alcuni graffitisti, come Blue, nuovi talenti da coltivare, ma i motivi sono anche altri. «Uno dei problemi, ieri come oggi, è la qualità. E anche di questa ce ne è poca in giro, e quella che c'è non viene coltivata. Blue è un artista, ma gli altri graffitisti no, e riescono perfino a rendere più brutte le carrozze ferroviarie, che è tutto dire. Purtroppo vengono o tutto osannati o tutti condannati. Possibile? Altro problema è che il Potere stanga chi tenta di scipparlo del mercato dell’informazione. E non con la censura. Ti nega i fondi, semplicemente. Oppure te li dà se tratti certi argomenti e non altri. Libero di scegliere. Le conseguenze sono le tue. Con Frigidaire ci abbiamo provato per vent’anni a stangare il Potere, ma poi tra lutti personali e stangate esterne, come i mancati fondi per l’editoria che continuamente ci negavano, la vita era dura, molto. Rispetto alla mia suora Dentona che concludeva le sue storie con “Alla prossima battaglia lo rifaccio”, oggi dico “Alla prossima battaglia, vediamo!”»

Ma questa nuova consapevolezza non è certo preludio a una fuga. Scòzzari continua a disegnare e scrivere, al punto da completare un «Manuale dell’Arte Bimba» che somma tre libri in uno: romanzo di formazione, manuale su come fare fumetti, saggio sulla storia di questo bistrattato medium. Il problema è che è mutato il panorama editoriale intorno a lui che ha sistematicamente espulso quegli autori abituati a creare riviste su cui affrontare numero dopo numero non solo i propri personaggi ma anche le sfide proposte dalla realtà quotidiana. «Frigidaire in questo è stato esemplare» continua Scòzzari, «ogni mese c’era da lottare tra le nostre fantasie d’autori e quelle provenienti dal resto del mondo. Il risultato è stata la lettura delle realtà attraverso più linguaggi: fumetto, reportage, letteratura, cinema, musica. Non c’era molto all’epoca prima di noi. Non ho le prove, ma sono sicuro che è stato dopo il nostro incontro – per cercare finanziamenti - con il principe Caracciolo, che rimase stupito dal nostro interesse per la poltiica estera spesso bistrattata nei giornali, che aumentarono le pagine dell’estero su Espresso e Repubblica.»

«Frigidaire», ha concluso la serata lo scrittore Valerio Evangelisti, «ha raccontato con precisione e rigore la società che stava mutando sotto i nostri occhi. e così le storie di Scòzzari. Vi pare poco?»

02 maggio 2007

Alberto intervista Filippo

Disponibile in edicola e nelle librerie specializzate il numero 149 di FdC, con copertina inedita di Josè Muñoz raffigutrante io celeberrimo Alack Sinner. All'interno: l'imprescindibile dossier Angouleme, un doveroso ricordo di Osvaldo Cavandoli e di Joseph Barbera, la seconda e ultima parte dell'intervista di Alberto Rapisarda a Filippo Scozzari, il convegno bolognese su Magnus, un originale volume dedicato alle sorelle Giussani.

14 aprile 2007

Rapisarda intervista Scòzzari


Disponibile in edicola e nelle librerie specializzate il numero 148 di FdC, con copertina inedita di Silvestro Nicolaci dedicata a un fumetto realizzato da autori quasi esordienti ma già capaci di distinguersi: Sol Mirror. All'interno: la prima parte di una lunga intervista a Filippo Scozzari, le novità sulla rinascita del personaggio di Corto Maltese, i "ghosts" di Harold Foster per Prince Valiant, l'aspirazione al "fumetto perfetto" di Magnus

02 aprile 2007

Rassegna Stampa: La Dalia Azzurra

Mi è difficile parlare della ristampa de La dalia azzurra, di Filippo Scòzzari da Raymond Chandler, perché temo il trabocchetto dei ricordi – quell’effetto un po’ perverso per cui, se hai amato qualcosa da giovane, continuerai poi a trovarlo bello, indipendentemente dal fatto che oggi potresti, magari, avere tutt’altra opinione in merito. Tanto collezionismo, fumettistico e non, si basa sul trabocchetto dei ricordi, e sulla loro misteriosa fiamma! Naturalmente, io sono assolutamente convinto che Scòzzari sia uno dei migliori autori di fumetti che si siano letti in Italia. Ma per fugare sia a me stesso che ai miei lettori il dubbio che questa convinzione non sia già in sé un effetto nostalgico, voglio dedicare questo spazio ad argomentare questa tesi. E lo farò in due modi: raccontando prima che cosa ha fatto Scòzzari, e per quale ragione ho amato i suoi fumetti; e commentando poi criticamente questo suo testo, magari non evitando qualche cattiveria scaramantica. Scòzzari nasce fumettisticamente a metà degli anni Settanta, quando inizia a pubblicare su “Il Mago”. “Il Mago” era la risposta mondadoriana a “Linus” (insieme ad “Alterlinus”) ed “Eureka”, le prime cosiddette riviste d’autore nel mondo del fumetto italiano. Poi prosegue pubblicando altre storie sulla stessa “Alterlinus”.
Quando arriva il Settantasette, Scòzzari si trova a Bologna, e insieme ad Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Massimo Mattioli e Tanino Liberatore, fonda una rivista propria, “Cannibale”. “Cannibale” non vivrà a lungo, ma dalla stessa matrice usciranno prima il settimanale satirico “Il male”, prototipo di tutti i successivi settimanali italiani di satira, e poi “Frigidaire”. Dire che Filippo Scòzzari si trova in quel periodo al centro del rinnovamento del fumetto italiano è dire una cosa imprecisa; in un certo senso, infatti, Scòzzari è lui stesso il centro. È la nota di rottura, è la spinta propulsiva, è quello che si fa il mazzo per organizzare, quello che si spende perché le cose si realizzino. Non è Andrea Pazienza, con il suo virtuosismo quasi inumano, ma è quello che al giovane Paz insegna un sacco di cose. Non è un disegnatore straordinario – pur cavandosela comunque niente male – ma è un narratore di quelli che, tra chi lo conosce, fanno epoca. Insomma, quanto fu in seguito chiamato Nuovo Fumetto Italiano – e fu davvero un momento in cui il genio a fumetti si sprecò – dovette moltissimo a Scòzzari, al suo spirito irriverente, alla sua resistenza ai compromessi, e alla sua intelligenza sottile. The Blue Dahlia, pubblicata originariamente su Frigidaire nel corso del 1981, rappresenta un caso particolare nella carriera di Scòzzari, il quale prova, per la prima volta, a cimentarsi con la sceneggiatura di qualcun altro. The Blue Dahlia era infatti lo script scritto da Chandler per un film hollywoodiano, con tanto di indicazioni di inquadratura e dialoghi. A quanto racconta Oreste Del Buono nell’introduzione al volume di oggi, fu egli stesso a passarla a Scòzzari, il quale dimostrò immediato entusiasmo. L’hard boiled era un genere che muoveva l’immaginario, in quel periodo, di Scòzzari come di tutti – e nessuno dimenticava che l’Alack Sinner di José Muñoz e Carlos Sampayo (un vero cult di quegli anni per tutti i giovani fumettisti italiani) proveniva proprio da lì. A quanto pare, Scòzzari iniziò così a lavorare, fedele alla sceneggiatura di Chandler. Ma qualcosa non funzionava. Allo spirito provocatorio di Scòzzari, evidentemente, il perbenismo di Chandler iniziò ad apparire progressivamente sempre più pesante. Eppure il lavoro doveva essere portato avanti. Ecco quindi che tra la sceneggiatura e il suo interprete sembra aprirsi una frattura, che diventa sempre più marcata man mano che si avanza. I dialoghi si fanno più sarcastici col progredire delle pagine; i personaggi comprimari prendono aspetti paradossali; ma è soprattutto nei brevi riassunti delle puntate precedenti che Scòzzari sfoga genialmente la propria frustrazione.
Il risultato è al tempo stesso la versione a fumetti della sceneggiatura di Chandler e il racconto di una disillusione, quella che il genere hard boiled potesse avere in sé la forza di caricarsi delle problematiche di quegli anni. Gli stessi Muñoz e Sampayo, in quel periodo, avevano già trasformato la propria serie in tutt’altra cosa; ma il povero Scòzzari, che era evidentemente impossibilitato a seguire il loro esempio, si ritrovò in questo modo a detestare la propria opera nel momento stesso in cui doveva continuare a produrla. Insomma, forse La dalia azzurra non è il fumetto migliore prodotto da Filippo Scòzzari, perché esibisce in misura eccessiva il distacco tra una mitizzazione e il suo quotidiano ridimensionarsi. Ma resta comunque un testo bello e carico di significato, pure al di là della sceneggiatura chandleriana. Che poi, per me come per altri, questa possa essere pure una sorta di madeleine, non è in fin dei conti un semplice fatto personale: c’è un pezzo di storia del fumetto italiano, lì dentro. E c’è un pezzo di quell’immaginazione al potere che negli anni Settanta si credeva di stare edificando, e nel corso degli Ottanta rotolava invece, un giorno dopo l’altro, sempre più giù, sempre più verso la fine di un’epoca.

26 marzo 2007

Intervista seconda parte (di molte)


ConCept – In genere, chi ha voce in capitolo sulla normalizzazione di un pezzo scritto o disegnato é il direttore responsabile, o un caporedattore, a volte l’art director. Tu sei stato fondatore, comproprietario, uomo di redazione di più riviste - alcune come sappiamo fondamentali nella storia dell’Italia moderna. Quanto sei / siete stati “editori bianchetto”?
SCÒZZARI – Mai. Domanda del cazzo. Normalizzazioni? Noi? Hai studiato poco e male. Il bianchetto l’ho usato nei confronti degli autori, semmai: o mi piacevano, o non mi piacevano. Se decidevamo di pubblicarli, diventavano “intoccabili”. Che domanda… L’unico in venticinque anni al quale abbia rivisto seriamente le bucce era un certo Pino Cimò, un giornalista capace, tra l’altro, che svolse molte importanti inchieste per Frigo. Il suo problema era che scriveva da cani… Disperato, mi chiedevo sempre se avesse veramente frequentato la shcquola del’obligo. Gli riscrissi tutti i pezzi, ma le risultanze, le curiosità, le impostazioni, gli assunti, quelli non li toccavo proprio, anche quando, rarissimamente, non ero d’accordo con alcune sue tirate. Proprio non mi conosci, amico.

ConCept – Due parole sui new media, o meglio sulla censura in internet, alla faccia della cyberdemocrazia. Ora sei titolare di un sito, perciò editore, caporedattore e art director di te stesso (per quanto a volte ti affidi a collaboratori esterni per la realizzazione delle pagine). Tuttavia ci sono altre figure che entrano nel processo d’integrità dei contenuti: il webmaster, o in generale il provider. Alcuni fatti censori, oggi sempre più rari, sono capitati anche a te, ma sapresti dire quanto ti piace o infastidisce la figura dell’amministratore del sistema informatico (il famigerato root di unix) e se credi che tutto quel potere porti davvero al cosiddetto “delirio di root”?
SCÒZZARI –Non so che cosa intendi, sporco monk, ma so come si sta quando capisci che il tuo sito é sempre e comunque sub judice: se al web guru tira il culo, se ne partono intere porzioni di sito, o avvengono strani aggiustaggi di frasi. Danni collaterali da controllo amico, altro che root di unix… e finché non si ha la forza culturale di affrancarsi da questo famoso “Digital Divide”, si sta sotto cappella. Chi studia si emancipa, chi non studia vien corretto e “aggiustato” dai maneggioni. Poi magari, in un’altra vita, mi spiegherai che cos’é il “delirio di root”…

ConCept – Per tornare alla cara vecchia carta, prima di chiudere l’argomento censure/ revisioni non sollecitate, perché secondo te all’epoca di Tempi Supplementari girava la voce, tra gli autori di fumetti che pubblicavate, che Sparagna avrebbe alleggerito i testi dei baloon troppo corposi? Forse era solo una preghiera che Vincenzo rivolgeva ai giovani autori. Loro si indispettivano, mettendo in giro voci tendenziose … Oppure cosa?
SCÒZZARI – Oppure una minchia. Anche qui: per cambiare qualcosa, devi prima avere le competenze tecniche che te lo consentano. Al di là del fatto che Sparagna odia profondamente queste manipolazioni, tutte, é il direttore più modernamente antidiluviano che io conosca. Non conosce la formazione dei Rolling Stones, come vuoi che potesse metter mano a pellicole, impianti e fiele di bue? Avrebbe dovuto chiederlo a me, semmai, per cui figurati…. Tra l’altro: che cosa ne avrebbe guadagnato? Quale movente avrebbe dovuto indurlo a simili azionacce? Ci sono troppe serve tra i tuoi informatori, Bazza…

ConCept – Che cosa ti chiede la gente quando ti contatta? Che tipo di richieste ti fa lo sconosciuto medio?
“Dottore , mi salvi, mi faccia diventar Famoso. Lei che può tutto, abbatta questi stupidi muri di gomma che mi circondano, mi dia modo di spiegare al Mondo degli Ignoranti qual é il mio vero valore, che peraltro rifulge dalle mie tavole bellissime, non é d’accordo anche Lei, Dottore?”…. Cose così, più o meno. Sono in fondo le cose che abbiamo pensato tutti di fronte ad un editore. No hay verguenza, siamo carne bisognosa.

ConCept – Facciamo qualche esempio. Dimmi del gran rifiuto ad Hustler Comics. Su “Prima Pagare, Poi Ricordare” hai fatto nomi e cognomi, dunque falli anche qui … perché non si é concretizzata la collaborazione che in questo caso erano loro a sollecitare?
SCÒZZARI – Non ricordo più nulla di quel turpe episodio, e ciò ne sottolinea l’inutilità. Ricordo solo che mi chiesero di fornire tavole ed esempi, per giudicare se ero alla loro altezza. Americani. Li mandai a far delle pugnette con letizia. With lettuce.

ConCept – Altre richieste ti vengono spesso fatte da Assessorati alla Cultura di qualche Comune più o meno piccolo. Si tratta spesso di mostre personali, più spesso ancora di collettive - dunque di richieste gratuite di tavole in prestito. Sbaglio?
SCÒZZARI – Sì, sbagli. Nessun assessore cerca autori di fumetti, quasi mai. Ma forse esagero: qualche illuminato c’é, e quasi sempre nel Meridione…
Rifiuto per partito preso le collettive. Che cosa c’entrano gli altri con me? O io con gli altri? Odio le mostre a tema, con venti sceltissimi imbecilli che fanno i loro compitini su Pinocchio, o la Tortura nel Mondo, o Il Ricordo di san Pazienza da San Menaio…

ConCept – Molti chiedono invece tavole in dono?
Sempre meno. La loro sopravvivenza é chiedere, la mia rifiutare. Lentamente, stanno imparando.

ConCept – Altro risvolto delle richieste che ricevi copiose é quello degli interventi dotti in dibattiti, cineforum, convegni. Sempre il ’77?
SCÒZZARI – Sempre e solo.

11 marzo 2007

Click Me


SPOT: il lungimirante blog ANDREA PAZIENZA E L'ERA ZIO FEININGER vi aspetta al suo solito posto. Nei prossimi giorni prosegue il fuoco di fila dei "NO WORDS" con vari inediti di Paz, Magnus, Giardino e molti altri.

07 marzo 2007

Scozzari è QUI



dentonasarmy.blogspot.com





28 febbraio 2007

SCONCERTO alla TA MATETE

Chi vuol venire ad ascoltare come suona, sibila e rimbomba il MIO leggendarissimo violén "Siamo Tutti Chiodini Babbeschi che ballano una Giga del Cazzo" venga domani 1 Marzo, alle ore 17,30, alla galleria Ta Matete, in piazza Santo Stefano, Bulagna. Sarà un concerto vero, in un posto abbastanza piccolo - una galleria non è una sala da concerto - per cui tossite, grattatevi, baciate, mangiate prima di entrare. Poi per un'oretta fermi impalati: dirigerò IO. Muà mem.

20 febbraio 2007

The Muzak and I



Le violén de Philippe

Il primo di Marzo, con un violino scozzarizzè, festeggerò la morte dell'inverno alla galleria Ta Matete di Bologna. Sarò assieme ad altri diciotto cosiddetti artisti, riuniti nella mostra "Violino d'Autore - Mostra e concerti per Violini Eccentrici".

Intanto vi mostro che cosa ho combinato a suon di pennarelli alle superfici del violino progettato e costruito da Ezia Di Labio, una liutaia che, come rivela il nome, è una donna, evenienza rarissima in liuteria. Ed è pure molto brava, non solo con le mani: l'idea di raccogliere attorno a sé una ventina di matti, e spronarli a reimpostare almeno visivamente le superfici del Sacro Violino, ferme impalate dal '700, è sua.

Appena me l'ha consegnato, per pompar l'Ispirazione ho tentato di suonare l'aggeggio così com'era, crudo, bianchiccio ed ancor odoroso d'alta falegnameria, usando come archetto una banana dell'Equador, ancor odorosa d'alta boscaglia. Ne ho ricavato buffi kick mentali, presto alacremente trasportati sul musicale abete e sul robusto acero: gli omini a testa piatta sono un omaggio agli omini che m'aveva insegnato a disegnare mio padre, il colpevole Motore di tutto ciò che mi passa per la zucca.

Ma passiamo alle cose che contano. Voi Ricchi, voialtri Riccoidi: accorrete numerosi! Ditelo anche ai Ricconi! Che lo dicano anche ai Riccazzi.
Dire che cosa? Che cosa può volere Scòzzari da voi? Be', i violini sono naturalmente in vendita - perchè tanto sbattersi, se no? - e l'Artista che vende farà a metà con la Liutaia. Magari non vi impressionerà più di tanto, siete impressionati solo dai moti della Borsa e degli agenti della Finanza, ma uno dei criteri che costruiscono il valore d'un violino, il principale anzi, è la sua sonorità, e sono lietissimo d'annunciare che il mio è tra i migliori del lotto, sia perchè uscito particolarmente bene dalle mani della muliebre Ezia, sia perchè prima di usare pennarelli all'alcol ho immerso il violino per un mese e mezzo in un mastello d'alcol etilico, giornalmente rabboccato, nell'intento di sgrassare lui ed inebriare me, oltre a sgrassare me ed inebriare lui (l'alcol etilico era in realtà grappa; gli effetti della banana erano ormai scesi a zero). Chi comprerà dunque la mia creatura "Siamo Tutti Chiodini Babbeschi che ballano una Giga del Cazzo" avrà per le mani un oggetto, mm, consono alle proprie aspirazioni d'investitore avveduto e collezionista smagato. Forse, se me lo chiederà, sarò pure disposto a ribattezzare il violino in un altro modo. Forse.

Tanto per dirne una: il violino del povero Jori è quello che suona peggio, avendo egli saggiamente optato per ottunderlo con appliques di gesso. Forse non ha bisogno di soldi, ma Io , perciò, cari Ricchi, se avete orecchie per intendere, e borsellino per regalarvi quel che avete inteso...

M
olti concerti faranno da appliques (non di gesso) all'evento, e saranno l'arma decisiva contro i mugugni dei babbioni sordi al rinnovamento estetico della Liuteria. Gloria ad Ezia.

14 febbraio 2007

Nostàlghia

Ahhh, il '77...
Il grave è che quest'altr'anno ci rifaranno col '68.
Lucia Annunciazione cerca d'aggrapparsi alle atmosfere della propria giovinezza, intrecciando la nostra storia recente alla sua, sempre dentro e fuori dalle cliniche oculistiche, poverina. Ecco quindi la bizzarra proposta/illustrazione d'un parallelo dipanarsi con l' Annunciazione del 1977: l' esplosione di migli/aia di intellettual/ini, il loro scivolare in un caos/ino sempre più cupo e violento, il loro blabla che avvolge lo stivale in un cappa e spada di cui nessuno sente in realtà il bisogno, e dal quale solo i più creativi, monelli e lucidi riescono a tenersi distanti, operando in altri territori [Questo lo dico io, non l'Annunciazione, che era ancora in clinica]. I sedicenti padri vengono ripudiati e uccisi, qualcuno pure gambizzato - ma, più che padri, sono piccoli bidelli, status identico a quello dei loro gambizzatori. È l'anno in cui ci si accorge che la Resistenza è democristianamente putrefatta, e mai consapevolezza fu più tardiva.[Idem] Uno spartiacque dopo il quale l'Italia sarebbe rimasta la stessa, come l'Annunciazione. Le Annunciazioni nello stivale non hanno mai funzionato, ed il libro, nella sua inutilità, ne rende testimonianza. [Idem]

Lucia Annunciazione cerca d'aggrapparsi alle atmosfere della propria giovinezza, se mai l'ha avuta, intrecciando la nostra storia recente alla sua, sempre dentro e fuori dalle cliniche oculistiche. Ecco quindi la bizzarra proposta/illustrazione d'un parallelo dipanarsi con l' Annunciazione del 1977 , l' esplosione di migli/aia di intellettual/ini, che scivolano in un caos/ino sempre più cupo e violento, e col loro blabla avvolgono lo stivale in un cappa e spada di cui non c'era bisogno, ma dal quale i più creativi, monelli e lucidi riescono a sottrarsi, operando in altri territori. I sedicenti padri vengono ripudiati e uccisi, qualcuno pure gambizzato - ma più che padri, sono piccoli bidelli. È l'anno in cui inizia a morire la Resistenza, e mai morte fu più tardiva. Uno spartiacque dopo il quale l'Italia sarebbe rimastala stessa, come l'Annunciazione. Le Annunciazioni nello stivale non hanno mai funzionato, ed il libro, nella sua inutilità, ne rende testimonianza.

12 febbraio 2007

Nelle peggiori librerie di Caracas


Essendo di periodicità un po' dilatata, si dovrebbe trovare ancora il numero 3/2006 di "Maltese Narrazioni", impreziosito da un'illustrazione inedita del vostro Filippo Scòzzari. Il resto, be' non so dire, a parte che la rivista è reperibile nel circuito librario, quello bello. Per i decentrati ed i pigri, scrivere a racconti@maltesenarrazioni.it e chiedere: spedizione in contrassegno.

10 febbraio 2007

TELEPATIE

Lucia Annunziata ci restituisce le atmosfere e i protagonisti del 1977 spesso gli stessi protagonisti dell'Italia di oggi immortalati nella loro giovinezza - intrecciando ricordo privato e indagine storico-giornalistica intorno a uno dei passaggi fondamentali della nostra storia recente. Perché nel 1977 l'Italia esplode in migliaia di piccoli e grandi scontri di piazza, drammi privati e collettivi, scaramucce politiche e intellettuali. Scivolando in un caos sempre più cupo e violento, che avvolge il paese in una cappa da cui nessuno riesce a sottrarsi. Mentre la sinistra si frantuma in mondi conflittuali, la persecuzione prende il posto della politica, i padri vengono ripudiati e uccisi. È l'anno in cui inizia a morire la Repubblica nata dalla Resistenza. Lo spartiacque dopo il quale l'Italia non sarebbe più stata la stessa.

08 febbraio 2007

I cazzoni di A/Ruba

Per colpa di quei cazzoni di A/ruba, chi ha provato a scrivermi dal mio sito HANDMADE usando lo strumento "Lo dico a Scòzzari", è stato cancellato. Motivi tecnici non specificati da quei cazzoni di A/ruba, sostengono i cazzoni di A/Ruba, i quali, in quanto cazzoni, non si sono degnati di avvertirmi. Hanno cambiato i codici, e vafanculo. Me ne scuso. Comunque, scrivetemi solo e sempre via trecinni@libero.it, o qui direttamente. Amo le comunicazioni non spiate, non hackerate, non a/rubate, efficienti.
Perciò, chi ne avesse ancora voglia, ci riprovi. Facciamo finta d'essere signorine dell'800, tutte palpiti, scrittoio, calamaio e carta da lettere profumata. Ma, e la similitudine finisce qui, vi esorto ad avere argomenti.

26 gennaio 2007

ALTISSIMA MODA SCOZZARICA

VI RIVESTO DI LUCE
(Vos ritraje de luz)
(I'll dress you all by lights. MY lights.)
(Je vous redresserai de ma lumineuse lumiére!)
(Ich Gebe Ihnen Mein Lichtmannfuherer)
(Um pup der sup!)
(Ich zal je mÿn licht gruen...)
(Donnerwetterteufelunddrang!)
(Komixinh! Komixinh!)

L'ho già proposto ad uno di voi, che si complimentava per la mia Jacket di Suor Dentona, e lo ripeto qui più in grande.

1500 € sarà il prezzo che chiederò per rimbombare ad acrilici un qualsiasi vostro capospalla, come dicono le teste di cazzo (+ le spese di spedizione a casa vostra. Le vernici le metto io).

Il Dottor Jack, Suor Dentona, Super Fly, Primo Carnera, un qualsiasi mio ghiribizzo... Roba da caricarvi le spalle ne ho, come ormai sapete a stufo. Non chiedetemi il ritratto della fidanza, quelli li facevo in caserma (1 ritratto = 1 pacchetto di nazionali, o 1 gavettone notturno evitato, a scelta).

E se poi il capospalla me lo portaste di persona, mi fareste anche il bel regalo di farvi vedere in faccia, una buona volta...

Basta con l'onesta eleganzina dei morti di fame!

Basta con le puttanate argentate di Dolce&Gabbata!

Basta con le rinunce! Basta con la timidezza!

Medicherò i vs. dubbi all'istante!
Basta volerlo! Basta foraggiarmi!

Sciambola! Fulgore!
RI-CO-NO-SCI-BI-LI-TY !

Un negro che vi suoni la pianola sulla schiena, una suora che dalla vostra panza si sporga a guardare più in giù i vostri ridicoli inferni, un robot Cannibale, una locomotiva tatuata... Non so se mi spiego.
I miei pensierini, pittati sui vostri umili stracci, rinnoveranno e proteggeranno il vostro guardaroba (gli acrilici, di una nota ditta estera di San Marino, sono garantiti anti tarma), e vi conferiranno stamina, fiducia e potere sugli altri.

Le donne faranno solo ciò che voi vorrete.
A - anche gli uomini, se vi piace il genere!
Potrete finalmente disprezzare il mondo come merita!

Che cosa sono mai i soldi?
Liberatevene! Dateli a me! Ve li tengo io!

Che cosa sono i miei sogni?
LUCE DA LUCE!
Li do a voi! Li tenete voi!

ORSU'!
CHE COSA CAVOLO ASPETTATE?
AIGORT?

(Passate parola).



ALTISSIMA MODA SCOZZARICA

Rispondendo ad uno di voi, che s'era complimentato per la mia jacket di Suor Dentona, m'è venuta un'idea, che farà felici voi e RICCO me, che è ora.

1500€ sarà il prezzo per farvi dipingere da me un qualsiasi vostro capospalla, come dicono le teste di cazzo (+ le spese di spedizione a casa vostra).

Il Dottor Jack, Suor Dentona, Super Fly, Primo Carnera, ghiribizzi del momento, insomma roba da farvi indossare ne ho. Non proponetemi il ritratto della fidanzata, quelli li facevo quando ero in caserma (1 ritratto, 1 pacchetto di nazionali, o 1 gavettone notturno evitato, a scelta).

E se poi il capospalla me lo porterete di persona, mi farete pure il bel regalo di farvi vedere in faccia, una buona volta...

Basta con la vostra scipita eleganza da morti di fame. Basta con le rinunce! Basta con la timidezza! Basta con le puttanate d'argento di Dolce&Gabbata!

Un negro che suona la pianola, o una suora fuori linea, o un automa assassino, se li mettete sulla schiena o sul petto, medicheranno i vs. dubbi all'istante!
Basta volerlo!
Basta foraggiarmi!

Sciambola! Fulgore! RI-CO-NO-SCI-BI-LI-TY !
Passate parola.

25 gennaio 2007


LOCOMOTIVA A VAPORE GIAPPONESE

Grazie alla tempestiva segnalazione di Gurusarda, ed alla velocissima correttezza del signor pazepert, che l'aveva messa in vendita per uno scaracchio su eBay, sono riuscito a recuperare una figlia mia santissima, svanita da anni nel buio della sfiga, delle non restituzioni, delle mani lunghe e della mia memoria farlocca.
Quale sottile emozione, sforbiciare frenetico il pacco giunto all'ora della merenda da Brescia, e trovarsi fra le mani un disegno che avevo dato per perso... Me lo ricordavo più grande, in effetti, forse a causa dell'enorme poster che in questi lunghissimi anni di separazione ha cercato di sostituirlo nel mio cuoricino di babbo degenere, e che ora giace imbronciato in garage. Di nuovo un grazie a pazepert, che ha capito al volo il sorgere di un problemaccio, e che con un po' di buona volontà ha appianato fulmineo la questione. Gli ho promesso un disegno, e perdio glielo manderò. Con quello pseudonimo, poi...

Il disegno si intitola "Locomotiva A Vapore Giapponese" come si evince dal tatuaggio sulla tetta sinistra, e nacque per essere un poster di FRIGIDAIRE.
Sparagna, che non seppe mai spiegarne il motivo, lo massacrò, lo sconciò, e smezzando il tatuaggio lo fece uscire senza tette, col ridicolo nome di "Bambina Giapponese". Spesso in queste cose il ragazzo procedeva ad un tanto al chilo. Penso proprio che scriverò un libro, su quel che mi ha combinato in più di vent'anni - e questa è una delle minori. Poi letteralmente il disegno svanì, e a distanza di anni, tre giorni fa, è ricomparso su eBay.

Ad ogni modo. Tutto è bene quel che finisce bene, ed ora ecco qua per voi, per me, per tutti la dolce Bambina a Vapore. Come se me l'avessero rapita a cinque anni, e me la riportassero ventenne.
Uuurp.

A Gurusarda

Filippo Scòzzari
MEMORIE DELL'ARTE BIMBA
Questa deve essere l'intestazione. Niente fronzoli, genere quintali di trattini, o vocals o programming o sampling. Vorrei semplicemente che tu cancellassi il secondo inutile Scòzzari E il tuo cognomardo, in modo da eliminare da 'sto blog le residue tracce da fanzinari.
E DAMMI I TOOLS; la questione vecchio/nuovo blogger non c'entra, visto che le manazze le fai andare comunque a tuo piacimento e a mio dispetto anche nel nuovo (v., ripeto, intestaz.). Se non vuoi apportare modifiche perchè le interpreti come attentati alla tua personalità, almeno fallo fare a me; ho una personalità robusta a sufficienza per correggermi senza soffrire.

LA GIACCA (The jakka)

ALTA MODA SUORDENTONICA

In alto il taschino destro, ed in basso particolare della manica sinistra. Tutto rigorosamente ad acrilici. M'è venuta una figata (une fighée), non penso che la venderò. Comunque il giaccone è un XL del 1954, pura Armée Francaise...

24 gennaio 2007

SFONDI ARTE, by Dada.net, è un servizio in ABBONAMENTO

Dada.net è un servizio in ABBONAMENTO la cui mission è appunto la Fornitura Dade.
Ricordate le giovani serve che da bimbi vi smerdavano, e giocavano con voi, mentre le vostre mamme uscivano a farsi sifonare dall'amante? Bene, da oggi Dada.net fornirà a chi ne farà richiesta dade sfondate ad arte, MOLTO più avvenenti di quelle di una volta, che faranno a voi, moltiplicato x tre, tutto ciò che le vostre mamme favano ai loro, ehm, amici. Basta sganciare un tot al mese, almeno finchè non arriveranno la buoncostume e lo scolo...
Come non approfittarne?

BARONESSA ELENA VEGGENTE

Chissà se la BARONESSA ELENA VEGGENTE, della quale a destra appare la mortuaria pubblicità, ha divinato con le sue veggenze che le baronesse, le veggenti, le troie e le taroccare (da qui in poi le BVTT) , canaglia non invitata, mi stanno sui coglioni...
Adesso mi trasformo in vapor d'acido muriatico, e vado a strinarle i peli della figa, se la vecchiaia non l'ha depilata. Poi vi dico.
Intanto gridate con me:
BVTT,
andate a fanculo fuori di qui
°
° °

Pregasi il Sampling Rapisarda di rimettere le cose ESATTAMENTE come stavano.
ODIO il font Arial e i suoi bastoni, AMO le grazie dei font alla Times/Bodoni, ODIO intervenire sui sampling altrui, non richiesti e non concertati.
SE ha voglia di samplingare, elimini la faccenda dei vocals di scozzari, la ridicolaggine anglofila del sampling and programming, il suo cognome ed infine i 2 punti dopo lo SCOZZARI nella testata del blog, e impianti detta testata su 2 righe:

FILIPPO SCOZZARI
MEMORIE DELL'ARTE BIMBA


Sarebbe ancor meglio che il Sampling Rapisarda mi reimpiantasse i tools asportati, così che IO possa operare sul MIO blog a MIO piacimento. Nella Vita/Presentazione verde del biscottaro qui a fianco, per esempio, devo correggere ed aggiungere un fracco di cose, ma altrui non vuole darmene il modo. Perchè?
Devo sparire anche da qui?
=============
Che il Sampling Rapisarda veda poi di non correggere/eliminare/nascondere fra le bozze questo post come ha già fatto con altri. Cancellare le sgridate non fa aumentare i punti: i curiosi leggono anche le bozze.

17 gennaio 2007

SUOR DENTONA in EXCELSIS

Suor Dentona sulla schiena

Questa è solo una porzione della Suor Dentona che ho appena finito di dipingere sulla schiena di un vecchio giaccone militare trovato in casa. E' la prima volta che dipingo su tela ad acrilici, e come risultato non è male. Quando avrò finito, sarà una giacca da sballo, e ve ne darò i particolari quissù. L'ho già esibita, incompiuta, mentre visitavo la mostra di Silvestro Lega a Forlì, facendo squillare i cicalini anti-pazzo ogni tre secondi perchè volevo odorare e leccare e portar via tutto, Garibaldi compreso. Ne ho ricavata una GRANDE lezione di umiltà.

S. Lega rules!

(ma preferisco Fattori...)

13 gennaio 2007

MARCO VA VELOCE

Ho inviato appena ieri il grido nostalgico "A me i Giotto da 6" che già oggi Marco Moretti mi comunica che domani spedirà il pacchettino da !12!
Do-ma-ni! Conto i minuti. Dio bono, i pastelli Giotto da 12.... la scatolina cicciotta non l'ebbi mai, mi dovetti sempre accontentare di quella smilza da 6... ma che festa lo stesso, quando ne avevo una nuova tra le mani. Il rosso e il blu mi mandavan nei matti...
E' fantastico come anche per lo svelto Moretti quella scatolina abbia funzionato da macchinina del tempo: mi ha inviato brevi, sapide memorie di quel che gli ha evocato il fortuito ritrovamento di quei colori... l'asilo, le compagne... se l'è tenuta per un fracco d'anni, il che rende ancor più prezioso il suo regalo.
Possibile che alla FILA non fischino le recchie, manica di imbecilli? E' rarissimo, specie in Italia, riuscire ad inventare e mantenere una bandiera che travalichi gli anni e le generazioni, e che s'appenda tenace alla memoria, e quelli che cosa fanno? La aboliscono.
Immagino che qualche bimbo d'oggi, ancor giovane ma già tanto stronzo, avrà scritto un'email tipo: "Basta con cuei stuppidi pasteli, roba da vecchi preferisco quelli a cera, roba piu moderna eperformante". Ecco, una cosa del genere, e quelli hanno obbedito: the market, si sa...
Non riesco a spiegarla diversamente.

12 gennaio 2007

TAROCCO


L'APPESO

H
o rubato un coniglietto ad un bimbo che passava di qua, gli ho fatto il bagno in lavatrice (il bimbo era schiantato dal terrore), l'ho appeso in terrazzo, l'ho fotografè, et voilà, ecco dribblata la rottura di impiccati, impiccati capovolti, drammi e pappe fatte. Voto, please...

NOSTA'LGHIA

Arte e Pecorine

Sono stato ghermito da un attacco furente di nostalgia per le scatoline dei pastelli Giotto da sei, di cui vedete la famosissima immagine, da troppi anni sparite dalle cartolerie per inspiegabile idiozia della ditta. Propongo uno scambio au paire: chi me ne manda una "nuova", con tanto di odioso segnalibro interno, e con le matitine al gran completo, mai usate, si guadagna l'originale del "Babbi e Figli" postato più sotto. O il CD di "Arte Bimba", magari, così comprenderà meglio da dov'è arrivata 'sta mia nuova fissa. Chi spedisce scelga.

Invece chi mi manda il leggendario scatolotto da 12 colori, si becca disegno e CD, più un bacio quissù, o laggiù, o dove desidera lù.

Ci rimetto io, lo so da me, ma alla nostàlghia non si comanda.

10 gennaio 2007

LE STELLE

Le Stelle

E' l'ultimo tarocco, per ora.
Me ne mancano una diecina per esaurire la commessa dei Tarocchi della Pocalisse, perciò:
FORZA SCOZZ!

Memorie dell'Arte Bimba

Per i soliti motivi di web, formato, velocità di donlò, ed altre noie, quest'illustrazione, a pag. 77 di Arte Bimba, risulta pressochè illeggibile, perciò ve la regalo senza farla pagare.
Accompagna il capitoletto che segue, l'ultimo in assoluto che vedrete nel blog, quindi, ingordi miei adorati, vedete di farvelo durare. Consumatene una sillaba al giorno, ecco. Magari mi pubblicano prima, e così potrete leggere tutto d'un botto...


Ricordo benèssum la bidella con un occhio nero e l’altro azzurro hitler, un bidone sfatto e stanco che veniva a tumulare con secchi di segatura i nostri vomiti in classe e i nostri caffellatti esplosi sui termosifoni. Entrare ogni tanto con la fiaschetta dell’inchiostro e riempirci i quindici calamai era per lei uno spensierato diversivo. Feci finta di vomitare, una volta, mentre rabboccava quello del mio banco, ma non ci cascò; mi guardò con quel suo azzurro sfocato, e la nausea arrivò sul serio. Tutti i nemici, quando mi guardano, mi fanno venire la nausea, e gli azzurri poi non ne parliamo.
Alla fine si stufò, e per punirci, per dare alla combriccola qualcosa di consistente cui pensare, si presentò un giorno in aula portando a braccetto il figlio aviatore, reduce di guerra. Era cieco, con un viso meraviglioso, sereno, sorridente, cui facevan difetto occhi bianchi da pesce bollito, arrovesciati a quel cielo che l’aveva espulso, e migliaia di cicatrici tatuate blu. Le schegge, mugolò a una domanda di Santi, che poi volle informarsi anche sulle qualità dell’esplosioncina aerea: “Come si dice in questi casi?Beccato in pieno, o beccato al volo? E fu un busso forte?"
L’angelo caduto dalle nuvole della Patria tacque, ma sorrise e fece di no, no no no a tutti col moncherino rivestito da un guanto nero, lucido come i nostri grembiulini. Poi si congedò, salutandoci e sventolando ancora quella nera grinfia. Mi parve quasi una sua benedizione, con la quale volesse spronarci: volate anche voi nei cieli, dolci piccini, fatevi inculare come io fui inculato… poi ne riparliamo.
Urtò la porta mentre usciva. La madre pulì i miei vomiti fin verso la quinta elementare, che come vendetta mi sembra appena appena adeguata.

04 gennaio 2007

Non siamo soli.

Da "Memorie dell'Arte Bimba" (pag. 80)

Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo evoca la crema per capelli Atkinson, ma il Babbone, benchè siciliano pure lui, quindi affetto in toto dai cascami di quella cultura barbiera, non era, come dire, così principesco, e per divertirsi con noi tre si accontentava della più popolare Brillcream. ♪Brìllcrììm, Splendóre- Néi- Capélli. Farsi impomatare la testa dalle sue mani affettuose e giocherellone era una cosa lontanissima dal nostro modo di concepire il mondo: un bianco ricciolone di crema spalmato sui capini, e rispalmato, e lisciato, e rilisciato, per scrupolosi infiniti minuti, noi tra le sue gambe e lui seduto sul bordo della vasca, che non ci mollava finchè le nostre teste non erano perfette sfere limonose, e luminose, solcate da una riga tirata con la squadra. Tra grandi risate generali venivamo esibiti a nostra madre, e solo dopo lasciati scappare. Accettavamo partecipi quello scherzo colto e sottile, presa in giro delle folle di cretini che allora andavano veramente in giro così e non se ne vergognavano, ma intanto pure noi dovevamo tenerci il cranio a capocchia per ore, lucido come solo gli scemi luccicano, e queste cose il Cortile, frontiera spietata, non le lasciava passare: venivamo presi per il culo a sangue.

Ora da grande i nervi mi montano il triplo, perché quello che credevo fosse una mia esclusiva, tenero esempio della specialissima follia serpeggiante in casa, me lo vedo riproposto senza pudori dalla Rete. Ho commesso l’errore di battere “Brillcream” nei motori di ricerca, e dai blog di mezzo mondo ex figli senza pudore mi hanno assalito ricordandomi commossi quanto fossero pazzi i loro padri. Non vale.